Gli Etruschi a San Lorenzo Nuovo

Siamo lieti di ringraziare il Dott. Enrico Pellegrini per il gentilissimo contributo che ha deciso di apportare alla creazione di questo sito pubblicando quanto segue. More »

Brevi cenni su San Lorenzo Nuovo e i suoi siti

San Lorenzo Nuovo viene fondato in epoca più recente rispetto agli altri comuni confinanti, in quanto è grazie all’intervento di Papa Clemente XIV prima, e Pio VI poi, che nasce il nuovo centro abitato di San Lorenzo. More »

Tempio di Monte Landro: inizia la nuova campagna scavi 2014!

Da lunedì 23 Giugno 2014, insieme ai ragazzi dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e alla Sovrintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale, sotto la direzione del Prof. Adriano Maggiani, riprendono le attività di scavo sul Monte Landro. More »

 

CONFERENZA

Sabato 20 Aprile 2019 alle ore 16:00 presso la sala consiliare del Comune di San Lorenzo Nuovo ci sarà la presentazione del libro “SVASTICA” simbolo sacro universale. Presidierà il convegno  Alessandro Giuli: giornalista, conduttore TV e membro della Società Italiana di Storia delle Religioni.

Parteciperanno alla conferenza gli autori del libro Costanza Bondi e Marco Morucci e verrà anche presentato il reperto litico del Tempio di Monte Landro.

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Curiosità di archivio di Silvio Verrucci

Curiosità d’archivio.

A volte càpita che durante il lavoro di ricerca archivistica appaiano, nel testo esaminato, note e notizie capaci di suscitare un momento di distrazione e di divertito interessamento. Riportiamo qui di seguito alcune di queste “ curiosità”

Dalla “ Descrittione di tutta Italia, et Isole pertinenti ad essa…..” di Leandro Alberti, frate domenicano( Bologna 1479- 1552) noto a quei tempi come teologo, filosofo e storico,veniamo a sapere gli antichi nomi dell’Italia e cioè:

Gianicola, da Giano, overo Noè, detto altrimenti Enotrio;

Enotria, per esser stato il primo che vi ritrovò il vino;

Camesena, da Camese ( o forse Cambise) 225 anni post universale diluvium;

Saturnia, da Saturno e dai Gentili detta Saleumbrona, prima che passasse Ercole in Italia;

Apennina, da Apino, ultimo re degli Dei in Italia;

Taurina e Vitullia per la leggenda dei buoi di Ercole;

Esperia, da Espero, fratello di Atlante;

Ausonia, da Ausono, città originaria di re Enotrio al tempo di Aralio settimo re degli Assiri;

Italia, da Italo, re di questi luoghi, il quale fu prima re di Arcadia.

Assai curioso il collegamento “ enologico” dei primigeni nomi dell’Italia e completamente fantasiose le collocazioni temporali del Diluvio, dei fatti e personaggi mitici citati

Sempre dall’Alberti e dallo storico orvietano Monaldo Monaldeschi ( Commentari historici) proviene l’interessante elenco dei popoli che in varie epoche e con varie vicissitudini hanno toccato l’italico suolo:

”….Italiam coluere Greci, Archades, Veneti, Lygures, Ardeates, Rutuli, Siculi, Pelasgi, Iapiges, Lacedaemones, Salentini, Pelii, Eniani, Achei, Oropitae, Pilii, Pisae et huiuscemodi..”, e poi Enotri, Aborigeni, Lidi, Aurunci, Ausoni, Troiani, Galli, Cartaginesi, Eruli, Goti, Ostrogoti, Ungari, Unni, Gepidi, Turingi, Avari, Longobardi, Saracini, Britoni, Cimbri e Germani.” Sembra che buona parte dei popoli antichi mirassero all’Italia come meta delle loro migrazioni….come continua a succedere ai nostri attualissimi tempi da parte di popoli questa volta africani e asiatici!!!

Narra Eusebio nella Historia Ecclesiastica, che mentre il popolo cristiano riunito in Roma si consultava circa la scelta di un nuovo papa ( essendo morto il papa Antero il 3 gennaio 236), si vide una colomba volteggiare nel cielo e poi  posarsi sulla testa di un contadino lì giunto per caso.

La scena richiamò alla fantasia popolare la discesa dello Spirito Santo e quindi il contadino, Fabiano, fu eletto papa.

E fu un buon papa, San Fabiano Papa, organizzatore della giovane chiesa cristiana: istituì lui infatti un gruppo di validi ministri, incaricati a trattare le varie questioni , affidando loro i poteri necessari e quindi “ incardinandoli” nelle Diaconie:  per questo poi furono chiamati “cardinali”.

Anno 306, 25 Luglio, Costantino Flavio Valerio diventa imperatore di Roma.

“ Costantino, colui che ogni cosa cambiar voleva, trasferì nella nuova Capitale gli abusi tutti dell’Antica.

Divise l’impero in quattro Prefetture, le Prefetture in diocesi e le diocesi in provincie. In ciascuna Prefettura pose un prefetto del pretorio, in ciascuna Diocesi un Vicario del Prefetto e in ciascuna Provincia un magistrato subordinato al Vicario della Diocesi. Poi due prefetti della Milizia – fanteria e cavalleria – più il Prefetto di Roma e di Costantinopoli, Generali, Duchi, Conti, ecc.

Si videro allora dei perfettissimi, degli egregi, de’ chiarissimi, degli spettabili, degl’illustri e dei nobilissimi. Non v’era quasi più nessuno a cui non si desse dell’eccellenza, della riverenza, della magnificenza, della grandezza, dell’eminenza, della sublimità  ecc.” ( Abate Millot, Venezia 1816)

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2 Gennaio, fu eletto papa Giovanni II, il  56° papa della storia, di nome Mercurio di Proietto, romano, a 63 anni di età. Fu il primo papa a cambiare nome dopo l’elezione. Influì il chiamarsi come la divinità pagana Mercurio, apparso disdicevole per un sommo pontefice cristiano.

Anno 1281, racconta lo storico M. Monaldeschi:

”in questo tempo, mentre il Papa  Martino IV (quello citato da Dante come grande estimatore delle anguille del lago di Bolsena) con la Corte stava in Orvieto; fu portato un pesce grande di effigie di Leone, che fu preso alla riva del mare verso Monte Alto, non più vedutone simile: e nell’esser preso, mandò fora voce horribile; il che fu riputato cosa mostruosa, e prodigiosa.”

Il cronista non fornisce ulteriori informazioni se il mostro, data la passione gastronomica per il pescato da parte del pontefice, prese la improbabile  via delle cucine papali:

Anno 1317.   In vista della discesa in Italia di Ludovico il Bavaro,la terra di S.Lorenzo mette a disposizione dell’esercito orvietano 25 uomini, le Grotte 60, Bolsena 100, Acquapendente 100.

Furono mobilitati anche, per le molteplici incombenze necessarie per il mantenimento quotidiano delle migliaia di soldati  “…Notarii di Collegio numero 50. Mercanti di cambio co’l sigillo numero 104. Calzolari 86. Orefici 25. Macellari 56. Fabbri di ferro 34. Pescaroli( pescatori) 21. Sartori 54. Tavernari 52. Fabri lignarii 48. Pizzicaroli 22. Procaccianti 25. Mugnai 36. Canapaioli 53. Oliai, e Salari 26. Fornari 17. Barbieri 15. Albergatori di tavola con insegne 40. Rosticcieri 8. Guattari( sguatteri?) 10. Vittovarii 20.” (mm78)

Anno 1335.    Ermanno Monaldeschi della Cervara, “.. essendo allora Principe di Orvieto, cedette alli Perugini le ragioni, che haveva sopra Chiusci ( Chiusi): e essi contesero gran tempo colli Senesi, come è detto: e fin’hoggi si vede una Torre fatta dalli Senesi in mezo all’acque delle Chiane, chiamata “ Beccati questo”; e li Perugini subito all’incontro di quella fuora dell’acqua edificarono un’altra Torre, che la chiamarono “ Beccati quest’altra “: e così la Città e Palude restarono in dominio de Senesi, come s’è detto.”

Oltre alla guerra non mancarono mai… gli sfottimenti!

Anno1391, pace fra le fazioni orvietane Muffati e Melcorini

“ ….e per essere difficile il restituire li dominii, e la roba uno all’altro, né meno satisfare li danni; la pace fu conclusa con questo modo, che chi aveva, tenesse, e possedesse, con questo dire: Chi s’ha, s’habbi. Onde ne nacque proverbio che fin’oggi si dice; la pace di Orvieto, Chi s’ha, s’habbi.Mm122

 Anno 1398.   “  Baiazetto signor de Turchi, che havea fatto tanto acquisto et ingrandito suo imperio, tal che era da tutto il mondo temuto, venne a fatto d’arme con il gran Tamburlano, nel quale fu rotto e fatto prigione, e posto in una Gabbia di ferro, fu portato per l’Asia con suo gran vituperio servendo per scabello de piedi del suo vincitore: Onde si puote conoscere, ch’ogni humana potenza puote venire in infima bassezza, et miseria…”Mm122

9 aprile 1628

Dal Liber Reformationum et Consiliorum della Terra di S.Lorenzo, Segretario Bartolomeo Placidi:

  1. Le porte della Scuola non si possono chiudere perché non vi è chiave e le tavole debbono essere accomodate.
  1. La Cammera di sopra del Sig.Commissario si intonichi acciò vi possa dormire senza le Sorche.

 

San Lorenzo Nuovo, 20/10/2017

Silvio Verrucci (Fonti: La Loggetta)

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IL GRUPPO ARCHEOLOGICO TURAN VI AUGURA BUONA PASQUA!!!

TESSERAMENTO 2018

SI COMUNICA CHE E’ UFFICIALMENTE APERTO IL TESSERAMENTO PER L’ANNO 2018!!!

Il termine ultimo per iscriversi è il 31/03/2018.

GITA A CHIUSI

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Tempio di Monte Landro da piccolo tempio a tempio di interesse nazionale.

 

Il culto di Ercole legato all’acqua e il perchè edificato nel punto piu’ alto della catena dei monti Volsini.

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Dal punto di vista figurativo l’Ercole italico non si differenzia molto dal prototipo greco. In ambito etrusco Hercle è collegato spesso a divinità come Turan, Menerva e Uni (Afrotide, Atena ed Hera) delle quali può diventare amante o marito (soprattutto in incisioni su specchi). Con Uni può combattere, apparire unito a lei, succhiare dal suo petto (secondo la tradizione che voleva il piccolo Eracle allattato proprio dalla dea). In numerosi bronzi di provenienza sannitica ricorre con gli attributi caratteristici della clava e della pelle di leone, ma a volte anche vestito di corazza. Delle sue imprese si trovano rappresentate tanto quelle del dodekatlos (dodici fatiche di Ercole) come altre del tutto diverse, quali l’ avventura di Esione e quella di Alcesti, raramente la leggenda di Caco. La lotta con il leone Nemeo compare molto spesso sia in raffigurazioni sia monetali che fittili.
Inoltre cosa significa Landro? Da una mia ipotesi potrebbe essere La/leos andro/andros leosandros, cioè uomo leone, poi trasformatosi nei secoli in Landro, il perchè in altezza consultare LA ROSETTA A COMPASSO.
Consultare archeologia viva n. 58 luglio agosto 1996 pp. 34 41 di Attilio Mastrocinque. Il grande tempio di Sulmona dedicato a Ercole.

Fabio Goretti

 

GLI DEI DELL’ETRURIA

 

Gli Etruschi dividevano lo spazio celeste in quattro parti incrociando due rette immaginarie orientate secondo i punti cardinali e perpendicolari tra loro. Marziano Capella scrive che ognuno degli spazi così delimitati era suddiviso in quattro settori, sede ciascuno di una divinità. In questo modo, il cielo risultava diviso tra sedici numi: quattro dèi celesti nel settore nord-est, altrettanti inferi in quello a nord-ovest; nella parte a sud avevano sede otto divinità della natura e terrestri. L’oriente, il punto cardinale presso cui sorge il sole e dunque luogo della nascita della vita, veniva considerato favorevole, mentre l’occidente, presso cui tramonta l’astro solare, era ritenuto sfavorevole. La fonte principale che possediamo sulla rituale suddivisione dello spazio fra le varie divinità è il fegato di Piacenza, un modello in bronzo del fegato ovino sul quale sono iscritti i nomi degli dei etruschi, ciascuno entro una casella disegnata sulla superficie dell’organo. Ogni casella corrisponde alla sede occupata dal dio nello spazio: una eventuale anomalia e la conformazione stessa del fegato dell’animale sacrificato consentivano al sacerdote di interpretare il volere di

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Riunione

Invitiamo tutti i soci alla riunione che si terrà mercoledì sera alle ore 21 presso la nostra sede, per discutere insieme i programmi del 2017!

Tesseramento 2017

Comunichiamo che è ufficialmente aperto il tesseramento al Gruppo Archeologico Turan per il 2017!

LA GABELLA DEL PASSO di Silvio Verrucci

Nel quindicesimo secolo la strada consolare Cassia attraversava l’antica Terra di S.Lorenzo, ubicata a 75 miglia a nord di Roma. Dopo aver oltrepassato il Fiume della Vena sul ponte tuttora esistente, chiamato allora Ponte di Porta Pusterla o Ponte dell’Ospedale, la “Via Romana “ si inoltrava tra le Mura Castellane, a sinistra, e le numerose costruzioni che costituivano il Borgo fuori le mura, a destra, e, con una ampia curva, superava Porta di Sopra continuando a salire in direzione di Acquapendente.
Il Borgo incominciava ,appena passato il ponte, con la chiesa e i locali dell’Ospedale di S.Antonio, siti nella breve pianura di fronte alla porta Pusterla, per poi proseguire con una serie di costruzioni che comprendevano magazzini, cantine o cellari, stalle e fienili per il cambio dei cavalli di posta, osterie, abitazioni private, e, in fondo, a duecento metri da Porta di Sopra, la chiesetta rurale dell’Annunziata.
Di tutte queste costruzioni rimangono ad oggi alcune tracce lungo la proprietà di Zucca Arduino.
Le osterie, in numero variabile nel corso degli anni, da 1 a 5, avevano nomi di fantasia come Hostaria del Leone, del Sole, della Corona, del Gallo, di S.Marco, di S.Antonio, dei Tre Gigli, de Le Due Spade, ecc..
La strada costituiva da secoli un importantissimo mezzo di collegamento, frequentato da ogni sorta di viaggiatori che andavano e venivano per i loro affari e la Comunità – pur sopportando le corvée delle manutenzioni occorrenti – era ben contenta di ospitare nel proprio territorio una arteria così comoda, e anche diciamolo pure….redditizia. C’era infatti la Gabella del Passo!
Le persone singole e le diligenze a cavalli di pubblico servizio potevano passare senza molestie, ma nessuna merce era esente dal pagamento della tassa che l’occhiuto esattore immancabilmente applicava in esecuzione delle norme emanate dal Consiglio Comunale.
Infatti, secondo la legge dello Stato Pontificio, era consentito ai comuni di stabilire o meno una tassa di passaggio per le merci in transito nei rispettivi territori. E i Comuni, non tutti e non per tutte le merci, esercitavano questa opportunità.
La Terra o il Comune che non aveva proprio personale da destinare alla riscossione dell’imposta, si serviva di un appaltatore, il quale aveva piena autonomia su come esercitare la Gabella. A S.Lorenzo l’amministrazione comunale, con un apposito Bando annuale “ a candela vergine” appaltava la riscossione di questa tassa al migliore offerente. L’appaltatore o Gabelliere organizzava la sorveglianza sul transito delle merci, applicava la tassa e riscuoteva gli importi ansioso di rientrare prima di tutto nelle spese per la concessione della Gabella. Punto importante delle norme era l’applicazione della pena prevista per gli evasori e per quelli trovati “ in frodo “ cioè nel tentativo di evadere la tassa. In occasione della Fiera di S.Giovanni, il 24- 25 – 26 di giugno di ogni anno veniva disposto il libero transito e commercio di tutti i prodotti venduti e comprati. E vediamo le norme stabilite con gli importi, in bajocchi romani, a fianco segnati: