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Visite guidate alla tomba della colonna

Il gruppo archeologico Turan organizza delle visite guidate con personale autorizzato nei siti archeologici di San Lorenzo Nuovo, il numero di partecipanti non deve essere inferiore a 10. In occasione della visita verrà rilasciato un attestato.Si prega di contattarci almeno tre giorni prima della visita.

Contatti 333/5998231     331/3402208

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Riprese della chiesa di San Giovanni

https://www.youtube.com/watch?v=1GweMY5NiLI

La chiesa di San Giovanni, patrimonio artistico e storico di San Lorenzo Nuovo, è stata ripulita dalle erbacce dal gruppo archeologico Turan per contribuire a riportarla al suo antico splendore.

Riprese effettuate con un drone da Egidio Severi.

A Bolsena si risvegliano gli Etruschi. Un santuario montano, i volontari di Turan, la possibilità di un Museo – Articolo IL FOGLIO 29 Marzo 2016

 

http://www.ilfoglio.it/cosmopolis/2016/03/29/a-bolsena-si-risvegliano-gli-etruschi-un-santuario-montano-i-volontari-di-turan-la-possibilit-di-un-museo___1-vr-139976-rubriche_c191.htm

Ringraziamo il giornalista Alessandro Giuli per la disponibilità e la professionalità dimostrata.

 

BUONA PASQUA 2016

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IL GRUPPO TURAN VI AUGURA DI TRASCORRERE UNA SERENA PASQUA!!!

Gli Etruschi di San Lorenzo – Sabato 2 aprile 2016

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Vi aspettiamo il 2 aprile alle ore 16 in Piazza Europa per trascorrere un pomeriggio alla scoperta delle nostre bellezze!!! Intervenite numerosi!!!

Studi Etruschi – Enrico Pellegrini

 

Nel corso dei lavori propedeutici della V campagna di scavo nel santuario di Monte Landro, iniziati nel mese di maggio 2014 con la collaborazione del Gruppo Archeologico Turan di San Lorenzo Nuovo e finalizzati a rimuovere il terreno di accumulo che copriva il muro di temenos nel lato nord dell’area culturale, veniva individuato, fuori contesto stratigrafico, un frammento di pietra lavica di piccole dimensioni, circa 6 x 5 cm con spessore di 2,3 cm, recante un’iscrizione in lettere etrusche.

La pietra, rotta in più punti e scheggiata nella maggior parte  della superficie……. Clicca e continua a leggere: Studi etruschi

Indagine etimologica sull’antroponimo Lars Porsenna

Indagine etimologica sull’ antroponimo Lars Porsenna (Appunti)

Autore: Zoltàn Ludwig Kruse ed in collaborazione il Gruppo archeologico Turan

 

Per iniziare l’indagine etimologica del nome Lars e varianti appare sensato considerare prima di tutto le nozioni di “alloro”, in latino laurus, e “quadriga”. A proposito Wikipedia offre le seguenti informazioni:

“Alloro/Laurus”

Nella mitologia greco-romana l’alloro era una pianta sacra e simboleggiava la sapienza e la gloria: una corona di alloro cingeva la fronte dei vincitori nei Giochi pitici o Delfici e costituiva il massimo onore per un poeta che diveniva un poeta laureato. Da qui l’accezione figurativa di simbolo della vittoria, della fama, del trionfo e dell’onore. Inoltre questa pianta era sacra ad Apollo poiché Dafne, la ninfa di cui il dio si invaghì, chiese che fosse eliminata la causa dell’invaghimento di Apollo nei suoi confronti, e dunque le fu tolto l’aspetto umano venendo trasformata in Alloro. Apollo a quel punto mise la pianta di Alloro nel suo giardino e giurò di portarne sul suo capo in forma di corone per sempre, e disse che allo stesso modo facessero i Romani durante le sfilate in Campidoglio. Sarebbe stato proprio Apollo, infatti, a rendere questo albero sempreverde.

“Quadriga”

“La quadriga è un cocchio (o carro veloce a due ruote) trainato da quattro cavalli, guidato in vari avvenimenti dall’auriga. La corsa delle quadrighe (indicata come téthrippon) era una delle gare dei giochi olimpici e più tardi si tennero corse di quadrighe nei circhi. È il carro in cui sono spesso raffigurati dei ed eroi nella Grecia antica e nell’antica Roma. Il primo che sembra abbia guidato una quadriga dorata in trionfo a Roma antica, fu secondo Floro, il quinto re, Tarquinio Prisco.

Il dio Apollo guida nel cielo una quadriga che rappresenta il carro del Sole.

La quadriga è più frequentemente rappresentata di profilo, mentre successivamente compaiono anche viste frontali. Soprattutto in epoca romana diventano un tradizionale simbolo del trionfo o della vittoria e della fama e come tale compare spesso nelle raffigurazioni imperiali, come ad esempio nei gruppi scultorei che venivano innalzati sopra gli archi trionfali. L’uso è proseguito anche negli archi di trionfo moderni.”

Quindi sia “quadriga”, trainata dalla “potenza” di quattro “cavalli”, che “alloro/laurus” nell’antichità sono manifestazioni simboliche del “trionfo, vincita, vittoria, gloria” e “onore”.Come si rinviene nella rappresentazione della “quadriga” sullo specchio bronzeo di Tuscania, la “corona di alloro” orna la testa dell’auriga che è nessun altro che Aplu (etr.)/ Apóllon (gr.)/ Apollo, dio di tutte le arti, della musica, della profezia il cui simbolo è il sole (nella tarda antichità greca esso venne anche identificato come dio del sole). Oltre ad Aplu, la “corona di alloro” orna le teste di tutti i vincitori e trionfatori. Ma la ragione delle loro vittorie, deelle loro vincite qual è, ci si potrebbe chiedere? Ovviamente è la loro “forza” e “potenza”, condizionate dal “cuore” che fa pulsare e circolare il “rosso sangue” dentro le loro “arterie” e “vene”.

Lars

Sciogliendo il gruppo consonantico /rs/, il nome Lars può essere vocalizzato in varie forme; per esempio: Laris, Larus, Loris, Lorus, Lauros, Laurus, Loeros, Lerős ecc… Ora, in modo interessante, quasi sbalorditivo in magyar/ungherese le parole e ero significano “cavallo” e “forza”, “potenza” (l-erő “potenza in cavalli”). Il sostantivo erő è sviluppato dalla parola-seme plurisemantica ér “vena, arteria, rigagnolo; tocca, giunge, matura, vale” (affine alla rosa di parole-seme ár “flusso, corrente, ecc.”, vér “sangue”, ver “pulsa, batte”, pír “rossore”, forr “bolle, ferve” ecc.); dal sostantivo erő è sviluppato l’aggettivo erős “forte, potente, vigoroso, energico, pieno di forza, robusto”. Erősd (-d/-ta è suffisso locativo, quindi il senso è “luogo/sito/località di Erős”) è il nome di una importante cultura dell’antica Europa del V mill. a C. situata in Transilvania nella terra dei Székely/Siculi (rum. Ariuşd). Nella cultura dei Kingir/Kangar/Šumeri la dea Ereš-ki-gal è la “Signora della grande Terra”, sovrana del regno infero/dei morti; prima sola, poi con lo sposo Nergal.

A proposito di Eros su Wikipedia si legge: ”Eros (Ἔρως) è, nella religione greca, il dio dell’amore fisico e del desiderio. Nella cultura greca ἔρως (ὁ) (eros (ho), l’amore) è ciò che fa muovere verso qualcosa, un principio divino che spinge verso la bellezza. In ambito greco, quindi, non vi era una precisa distinzione tra “la passione d’amore e il dio che la simboleggiava”. La prima apparizione della nozione di Eros è nelle opere attribuite ad Omero. In tale contesto Eros non viene personificato, quanto piuttosto come principio divino corrisponde all’irrefrenabile desiderio fisico come quello vissuto da Paride nei confronti di Elena.

Mentre in greco e latino Eros risulta il bel nome del dio dell’amore che rimane senza sostegno semantico dai rispettivi lessici, in magyar/ungherese il processo di sviluppo semantico del nome Eros lo si può facilmente ripercorrere: ér, ár > er-ő > er-ő-s. È comprensibile? Cioè la “forza” erő del “vincitore, trionfatore” è condizionata da “vena, arteria” ér in cui fluisce e “pulsa” ver il “corrente” ár di “rosso sangue” piros/vörös vér. Torna, non è vero?

Alcuni sviluppi significanti di ér “vena arteria ecc,” sono: eres (terreno/suolo, corpo) “venoso”, erez “vena(re)”, erezet “venatura”, erezett “venato”, “intriso di vene”, érez “sente”, ér ez “vale/giunge questo”, érés “manutenzione”.

Si chiama quindi per buona ragione Eros quella “potente forza” erős erő di attrazione sessuale, che “vale” ér così tanto, ovvero quel “irrefrenabile desiderio d’amore” che sperimentano tutti gli esseri umani e che nessun umano potrà mai ignorare “sviluppi di Eros: erotico, erotismo, erotizzare).

Contribuzione allo studio geologico dei vulcani vulsini – Pompeo Moderni

Pubblichiamo alcune pagine tratte da: “CONTRIBUZIONE ALLO STUDIO GEOLOGICO DEI VULCANI VULSINI”dove vengono descritte dall’autore, Pompeo Moderni, le caratteristiche del nostro territorio nel 1904.

(Estratto dal Bollettino del R. Comitato Geologico, annate 1903 e 1904)

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Necropoli di Torano

Con la fine dell’anno ed i consueti bilanci che ne conseguono, possiamo forse affermare che la  scoperta più importante di questi anni  è stata quella in località TORANO, dove venne individuata una tomba a camera rupestre caratterizzata da un monumentale vestibolo scoperto di 6 metri di larghezza e 12 metri di lunghezza. In essa è stata rinvenuta una sepoltura intatta a fossa profonda di età ellenistica, uno strigile di bronzo con iscrizione greca, una coppa di impasto ed una ciotola in bucchero.

Particolare questa scoperta, perchè in quel periodo nelle sale del comune di San lorenzo Nuovo venne fatta una mostra sui reperti rinvenuti nella Tomba della Colonna ed in un kylyx era raffigurato una donna che premiava un atleta con una corona di alloro e che teneva in mano uno strigile. Forse era la stessa persona rinvenuta nella tomba a fossa??? In più la scoperta dista non più di 600/700 metri  dalla Tomba della Colonna, chissà se in questo luogo vi era anche un anfiteatro? Chissà……………..

Sotto le foto della scoperta:

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Un santuario etrusco a Monte Landro – Articolo su TusciaTimes

SAN LORENZO NUOVO (Viterbo) –   Le sponde del lago di Bolsena, il più grande lago vulcanico dell’Europa, e il suo entroterra sono stati abitati sin dalla Preistoria (circa 5.000 a.C.) dall’Uomo, attratto dalle numerose risorse alimentari (caccia, pesca, acqua) e dalla disponibilità di materie prime, in particolare il legname utilizzato per le tante attività della vita quotidiana.Con l’età etrusca importanti centri occupano i rilievi collinari della cinta vulcanica: Bisenzio, Grotte di Castro e, più tardi Bolsena, che accoglierà la popolazione etrusca di Velzna/Orvieto dopo la distruzione della città operata dai Romani nel 264 a.C.

In questo territorio così ricco di storia si colloca il rinvenimento di un sito antico sulla sommità dell’altura di monte Landro, oggetto di scavi regolari da parte della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria meridionale a partire dal 2011.
Quello che è stato messo in luce dopo quattro anni di scavo, condotti in collaborazione con il prof. Adriano Maggiani docente di Etruscologia e Archeologia Italica all’Università Ca’ Foscari di Venezia e i volontari del Gruppo Archeologico Turan di San Lorenzo Nuovo, è un tempio fondato dagli Etruschi nel V secolo, ma frequentato anche dai romani e in uso fino al III secolo d.C..
Il tempio si trova nel punto più elevato dei monti Volsini, su un terrazzo in parte costruito e delimitato da muri di grandi pietre di origine lavica, che racchiudono un’area sacra di m 29,90×47,65 (= 100×160 piedi). Dall’edificio rettangolare, collocato perfettamente al centro di quest’area, delle dimensioni di m 8,60×11,60 (= 30×40 piedi), si sono conservate soltanto le fondazioni di blocchi di tufo. Sul lato meridionale della struttura, dove la facciata del tempio si apriva sullo spettacolare panorama del lago, era situato un pozzo in conci lapidei rivestiti da intonaco. Al suo interno sono stati recuperati alcuni rocchi delle colonne del tempio, frammenti della decorazione coroplastica e la stessa ghiera del pozzo realizzata in pietra lavica.
L’accesso all’area sacra era situato sul lato ovest, dove è stata individuata un’ampia superficie lastricata; sui lati settentrionali e orientale si sviluppa invece un portico riccamente decorato con lastre di terracotta decorate a rilievo edipinte.
In parte all’interno e, soprattutto, all’esterno del muro orientale che forma il recinto è stata scaricata una grande quantità di materiale fittile risultante dalla distruzione dell’edificio, che sembra aver subito una radicale spoliazione degli elementi strutturali in antico, ma anche in età successive. Fra i materiali raccolti vi sono numerosi elementi che permettono di ricostruire la decorazione architettonica dell’edificio, caraterizzata dalla vivace policromia.