Curiosità di archivio di Silvio Verrucci

Curiosità d’archivio.

A volte càpita che durante il lavoro di ricerca archivistica appaiano, nel testo esaminato, note e notizie capaci di suscitare un momento di distrazione e di divertito interessamento. Riportiamo qui di seguito alcune di queste “ curiosità”

Dalla “ Descrittione di tutta Italia, et Isole pertinenti ad essa…..” di Leandro Alberti, frate domenicano( Bologna 1479- 1552) noto a quei tempi come teologo, filosofo e storico,veniamo a sapere gli antichi nomi dell’Italia e cioè:

Gianicola, da Giano, overo Noè, detto altrimenti Enotrio;

Enotria, per esser stato il primo che vi ritrovò il vino;

Camesena, da Camese ( o forse Cambise) 225 anni post universale diluvium;

Saturnia, da Saturno e dai Gentili detta Saleumbrona, prima che passasse Ercole in Italia;

Apennina, da Apino, ultimo re degli Dei in Italia;

Taurina e Vitullia per la leggenda dei buoi di Ercole;

Esperia, da Espero, fratello di Atlante;

Ausonia, da Ausono, città originaria di re Enotrio al tempo di Aralio settimo re degli Assiri;

Italia, da Italo, re di questi luoghi, il quale fu prima re di Arcadia.

Assai curioso il collegamento “ enologico” dei primigeni nomi dell’Italia e completamente fantasiose le collocazioni temporali del Diluvio, dei fatti e personaggi mitici citati

Sempre dall’Alberti e dallo storico orvietano Monaldo Monaldeschi ( Commentari historici) proviene l’interessante elenco dei popoli che in varie epoche e con varie vicissitudini hanno toccato l’italico suolo:

”….Italiam coluere Greci, Archades, Veneti, Lygures, Ardeates, Rutuli, Siculi, Pelasgi, Iapiges, Lacedaemones, Salentini, Pelii, Eniani, Achei, Oropitae, Pilii, Pisae et huiuscemodi..”, e poi Enotri, Aborigeni, Lidi, Aurunci, Ausoni, Troiani, Galli, Cartaginesi, Eruli, Goti, Ostrogoti, Ungari, Unni, Gepidi, Turingi, Avari, Longobardi, Saracini, Britoni, Cimbri e Germani.” Sembra che buona parte dei popoli antichi mirassero all’Italia come meta delle loro migrazioni….come continua a succedere ai nostri attualissimi tempi da parte di popoli questa volta africani e asiatici!!!

Narra Eusebio nella Historia Ecclesiastica, che mentre il popolo cristiano riunito in Roma si consultava circa la scelta di un nuovo papa ( essendo morto il papa Antero il 3 gennaio 236), si vide una colomba volteggiare nel cielo e poi  posarsi sulla testa di un contadino lì giunto per caso.

La scena richiamò alla fantasia popolare la discesa dello Spirito Santo e quindi il contadino, Fabiano, fu eletto papa.

E fu un buon papa, San Fabiano Papa, organizzatore della giovane chiesa cristiana: istituì lui infatti un gruppo di validi ministri, incaricati a trattare le varie questioni , affidando loro i poteri necessari e quindi “ incardinandoli” nelle Diaconie:  per questo poi furono chiamati “cardinali”.

Anno 306, 25 Luglio, Costantino Flavio Valerio diventa imperatore di Roma.

“ Costantino, colui che ogni cosa cambiar voleva, trasferì nella nuova Capitale gli abusi tutti dell’Antica.

Divise l’impero in quattro Prefetture, le Prefetture in diocesi e le diocesi in provincie. In ciascuna Prefettura pose un prefetto del pretorio, in ciascuna Diocesi un Vicario del Prefetto e in ciascuna Provincia un magistrato subordinato al Vicario della Diocesi. Poi due prefetti della Milizia – fanteria e cavalleria – più il Prefetto di Roma e di Costantinopoli, Generali, Duchi, Conti, ecc.

Si videro allora dei perfettissimi, degli egregi, de’ chiarissimi, degli spettabili, degl’illustri e dei nobilissimi. Non v’era quasi più nessuno a cui non si desse dell’eccellenza, della riverenza, della magnificenza, della grandezza, dell’eminenza, della sublimità  ecc.” ( Abate Millot, Venezia 1816)

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2 Gennaio, fu eletto papa Giovanni II, il  56° papa della storia, di nome Mercurio di Proietto, romano, a 63 anni di età. Fu il primo papa a cambiare nome dopo l’elezione. Influì il chiamarsi come la divinità pagana Mercurio, apparso disdicevole per un sommo pontefice cristiano.

Anno 1281, racconta lo storico M. Monaldeschi:

”in questo tempo, mentre il Papa  Martino IV (quello citato da Dante come grande estimatore delle anguille del lago di Bolsena) con la Corte stava in Orvieto; fu portato un pesce grande di effigie di Leone, che fu preso alla riva del mare verso Monte Alto, non più vedutone simile: e nell’esser preso, mandò fora voce horribile; il che fu riputato cosa mostruosa, e prodigiosa.”

Il cronista non fornisce ulteriori informazioni se il mostro, data la passione gastronomica per il pescato da parte del pontefice, prese la improbabile  via delle cucine papali:

Anno 1317.   In vista della discesa in Italia di Ludovico il Bavaro,la terra di S.Lorenzo mette a disposizione dell’esercito orvietano 25 uomini, le Grotte 60, Bolsena 100, Acquapendente 100.

Furono mobilitati anche, per le molteplici incombenze necessarie per il mantenimento quotidiano delle migliaia di soldati  “…Notarii di Collegio numero 50. Mercanti di cambio co’l sigillo numero 104. Calzolari 86. Orefici 25. Macellari 56. Fabbri di ferro 34. Pescaroli( pescatori) 21. Sartori 54. Tavernari 52. Fabri lignarii 48. Pizzicaroli 22. Procaccianti 25. Mugnai 36. Canapaioli 53. Oliai, e Salari 26. Fornari 17. Barbieri 15. Albergatori di tavola con insegne 40. Rosticcieri 8. Guattari( sguatteri?) 10. Vittovarii 20.” (mm78)

Anno 1335.    Ermanno Monaldeschi della Cervara, “.. essendo allora Principe di Orvieto, cedette alli Perugini le ragioni, che haveva sopra Chiusci ( Chiusi): e essi contesero gran tempo colli Senesi, come è detto: e fin’hoggi si vede una Torre fatta dalli Senesi in mezo all’acque delle Chiane, chiamata “ Beccati questo”; e li Perugini subito all’incontro di quella fuora dell’acqua edificarono un’altra Torre, che la chiamarono “ Beccati quest’altra “: e così la Città e Palude restarono in dominio de Senesi, come s’è detto.”

Oltre alla guerra non mancarono mai… gli sfottimenti!

Anno1391, pace fra le fazioni orvietane Muffati e Melcorini

“ ….e per essere difficile il restituire li dominii, e la roba uno all’altro, né meno satisfare li danni; la pace fu conclusa con questo modo, che chi aveva, tenesse, e possedesse, con questo dire: Chi s’ha, s’habbi. Onde ne nacque proverbio che fin’oggi si dice; la pace di Orvieto, Chi s’ha, s’habbi.Mm122

 Anno 1398.   “  Baiazetto signor de Turchi, che havea fatto tanto acquisto et ingrandito suo imperio, tal che era da tutto il mondo temuto, venne a fatto d’arme con il gran Tamburlano, nel quale fu rotto e fatto prigione, e posto in una Gabbia di ferro, fu portato per l’Asia con suo gran vituperio servendo per scabello de piedi del suo vincitore: Onde si puote conoscere, ch’ogni humana potenza puote venire in infima bassezza, et miseria…”Mm122

9 aprile 1628

Dal Liber Reformationum et Consiliorum della Terra di S.Lorenzo, Segretario Bartolomeo Placidi:

  1. Le porte della Scuola non si possono chiudere perché non vi è chiave e le tavole debbono essere accomodate.
  1. La Cammera di sopra del Sig.Commissario si intonichi acciò vi possa dormire senza le Sorche.

 

San Lorenzo Nuovo, 20/10/2017

Silvio Verrucci (Fonti: La Loggetta)