Il santuario di Monte Landro

Il Monte Landro sorge sulla sponda nord occidentale del Lago di Bolsena (Fig. 1). L’area è dominata, fin dall’età orientalizzante, dalla presenza del grande abitato di Civita di Grotte di Castro che rappresenta il punto di contatto tra il bacino del Fiora, a occidente, ed il distretto tiberino, a oriente. A partire dal VI sec. a.C. appare evidente, per tutta quest’area, la crescente influenza di Orvieto. Sebbene nel V sec. le testimonianze archeologiche in tutto il settore settentrionale della Val di Lago diminuiscano drasticamente e in particolare l’insediamento di Grotte di Castro risulti ridimensionato, la sommità di Monte Landro comincia ad essere più intensamente frequentata, forse per scopi rituali, anche se mancano al momento testimonianze di carattere monumentale (Maggiani, Pellegrini 2012, p. 493). La prima notizia di rinvenimenti archeologici sul Monte Landro risale al 1883 in seguito ad un sopralluogo effettuato da Adolfo Cozza per la carta archeologica d’Italia (Gamurrini et al. 1981, p. 17). Nel 1991 vennero recuperati dal Gruppo Archeologico Velzna di Castel Giorgio i primi frammenti architettonici fittili, tra cui parte di una tegola di gronda dipinta e di una lastra di rivestimento decorata a rilievo, considerati indizio di un edificio di culto (Tamburini 1998, p. 73, fig. 121). Le prime indagini stratigrafiche sono avvenute nel 2011: per contrastare l’attività di scavo clandestina e per verificare la natura del deposito, la Soprintendenza dell’Etruria Meridionale avviò una campagna di sondaggi archeologici seguiti da due successive campagne di scavo realizzate in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari di Venezia.

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