LA GABELLA DEL PASSO di Silvio Verrucci

Nel quindicesimo secolo la strada consolare Cassia attraversava l’antica Terra di S.Lorenzo, ubicata a 75 miglia a nord di Roma. Dopo aver oltrepassato il Fiume della Vena sul ponte tuttora esistente, chiamato allora Ponte di Porta Pusterla o Ponte dell’Ospedale, la “Via Romana “ si inoltrava tra le Mura Castellane, a sinistra, e le numerose costruzioni che costituivano il Borgo fuori le mura, a destra, e, con una ampia curva, superava Porta di Sopra continuando a salire in direzione di Acquapendente.
Il Borgo incominciava ,appena passato il ponte, con la chiesa e i locali dell’Ospedale di S.Antonio, siti nella breve pianura di fronte alla porta Pusterla, per poi proseguire con una serie di costruzioni che comprendevano magazzini, cantine o cellari, stalle e fienili per il cambio dei cavalli di posta, osterie, abitazioni private, e, in fondo, a duecento metri da Porta di Sopra, la chiesetta rurale dell’Annunziata.
Di tutte queste costruzioni rimangono ad oggi alcune tracce lungo la proprietà di Zucca Arduino.
Le osterie, in numero variabile nel corso degli anni, da 1 a 5, avevano nomi di fantasia come Hostaria del Leone, del Sole, della Corona, del Gallo, di S.Marco, di S.Antonio, dei Tre Gigli, de Le Due Spade, ecc..
La strada costituiva da secoli un importantissimo mezzo di collegamento, frequentato da ogni sorta di viaggiatori che andavano e venivano per i loro affari e la Comunità – pur sopportando le corvée delle manutenzioni occorrenti – era ben contenta di ospitare nel proprio territorio una arteria così comoda, e anche diciamolo pure….redditizia. C’era infatti la Gabella del Passo!
Le persone singole e le diligenze a cavalli di pubblico servizio potevano passare senza molestie, ma nessuna merce era esente dal pagamento della tassa che l’occhiuto esattore immancabilmente applicava in esecuzione delle norme emanate dal Consiglio Comunale.
Infatti, secondo la legge dello Stato Pontificio, era consentito ai comuni di stabilire o meno una tassa di passaggio per le merci in transito nei rispettivi territori. E i Comuni, non tutti e non per tutte le merci, esercitavano questa opportunità.
La Terra o il Comune che non aveva proprio personale da destinare alla riscossione dell’imposta, si serviva di un appaltatore, il quale aveva piena autonomia su come esercitare la Gabella. A S.Lorenzo l’amministrazione comunale, con un apposito Bando annuale “ a candela vergine” appaltava la riscossione di questa tassa al migliore offerente. L’appaltatore o Gabelliere organizzava la sorveglianza sul transito delle merci, applicava la tassa e riscuoteva gli importi ansioso di rientrare prima di tutto nelle spese per la concessione della Gabella. Punto importante delle norme era l’applicazione della pena prevista per gli evasori e per quelli trovati “ in frodo “ cioè nel tentativo di evadere la tassa. In occasione della Fiera di S.Giovanni, il 24- 25 – 26 di giugno di ogni anno veniva disposto il libero transito e commercio di tutti i prodotti venduti e comprati. E vediamo le norme stabilite con gli importi, in bajocchi romani, a fianco segnati:

Gabella del Passo ( Passaggio) **
Capituli:

Soma di Mulo o Cavallo integra…………………………baiocchi 5
Soma di Mulo o Cavallo giudicata mezza soma………………..3
Soma di Somaro integra……………………………………..3
Soma di Somaro giudicata mezza soma………………………1
Soma di grano ovvero Carcha sopra Mulo,Cavallo o Somaro……..2
Soma di Fave o altri legumi………………………………3
Soma di Hortaggi, cioè Cipolle, Aglio o altri sorti di ortaggi.2
Soma di vino o Aceto per passo……………………………2
Some di fieno o Paglia forestieri…………………………1
Chiavari, Portinari, massari con carichi adosso…………….1
Merciari con Corbelli e carichi adosso…………………….2
Polletri cavallini per ciascuno…………………………10
Polletri asinini………………………………………..3
Bestie vaccine d’ogni sorta l’una…………………………2
Bestie minute d’ogni sorta per capo……………mezzo bajocco
Porci grossi l’uno………………………………………2
Soma di mele, pere o altri frutti…………………………2
Velettari per ciascuno…………………………………..3
(I Velettari erano i tessitori e mercanti di tessuti)

** Da notare che una soma di Cavallo o Mulo equivaleva a circa 120 -150 Kg, una soma di Somaro 70-100 Kg.; alto il pedaggio dei “ Polletri” ossia dei puledri dato l’alto costo dei cavalli rispetto alle “ Bestie vaccine”.
Per dare un’idea dell’altezza della tassa, si nota che la paga per una giornata di lavorodi un operaio, in quel periodo e a S.Lorenzo, si aggirava intorno a 10 bajocchi.

1) Dichiarando che tutte le some o cariche contenuti in detta tavola dei Capitoli se passaranno li lochi in strada senza accordarsi alla Gabella ipso facto si intendano esser in frodo. (accordarsi in Gabella voleva dire pagare la gabella !)
2.) Chi venisse per la Strada Romana e andasse verso Acquapendente passata la sudetta Osteria al Borgo e né abbia accordato in gabella, se in strada sarà frodo.
3.) Et andando verso Bolseno ai passaggi S.Bastiano ***senza accordarsi in gabella se in strada sarà in frodo.( S.Bastiano era , ed è ancora, chiamata la contrada appena a destra del Ponte del Paese Vecchio, quello che prima si chiamava Ponte dell’Ospedale, andando in direzione di .Bolsena)
4.) E chi venisse per il pian del Lago e andasse verso Bolseno e passasse il nostro Fiume senza accordarsi in gabella se in strada esser di frodo. ( questa disposizione fu sempre malvista dai Gradolesi e dai Grottani, abituali frequentatori della Via Romana. Alla fine, per loro, fu tolta.)
5) E chi andasse verso le Grotte, o, Gradoli per il pian del Lago e passasse il detto Fiume senza accordarsi in gabella se in strada esser di frodo e perda la metà della robba e sia un tertio del Giudice, un tertio del Gabelliere l’altro alla Comunità.
6) E chi andasse per la carrara tanto in la come in qua passata la strada di Acquapendente e non abbia accordato la gabella si ritenda esser in frodo.( le “ carrare “ erano le strade secondarie carrabili)
7) E chi venisse per la valle di Balduccio tanto all’andar quanto al tornar et no abbia accordato la gabella prima e passi la via d’andar al Lagaccione se in strada esser in frodo. ( la “via d’andar al Lagaccione” cominciava appena prima del ponte del Paese Vecchio, venendo da Bolsena, ed era pure chiamata lo Stradone d’Orvieto.
8)..li frodi siano applicati per un terzo alla Corte e il restante ai Gabellarij…..e il Compratore del Passaggio sia obbligato pagare alla Comunità o suoi Camerlenghi ( Tesorieri del comune)…di mese in mese e ogni volta che occorrerà.
9)E chi passasse con Panni Usi non sia tenuto in gabella. ( c’era pure un commercio di vestiario usato)

La Gabella del Passo, usata fin dal Medioevo, continuò ad essere applicata fino alla fine del Settecento: con la Restaurazione del Governo Pontificio dopo la parentesi dell’amministrazione napoleonica non se ne trova più traccia.

Silvio Verrucci