Un santuario etrusco a Monte Landro – Articolo su TusciaTimes

SAN LORENZO NUOVO (Viterbo) –   Le sponde del lago di Bolsena, il più grande lago vulcanico dell’Europa, e il suo entroterra sono stati abitati sin dalla Preistoria (circa 5.000 a.C.) dall’Uomo, attratto dalle numerose risorse alimentari (caccia, pesca, acqua) e dalla disponibilità di materie prime, in particolare il legname utilizzato per le tante attività della vita quotidiana.Con l’età etrusca importanti centri occupano i rilievi collinari della cinta vulcanica: Bisenzio, Grotte di Castro e, più tardi Bolsena, che accoglierà la popolazione etrusca di Velzna/Orvieto dopo la distruzione della città operata dai Romani nel 264 a.C.

In questo territorio così ricco di storia si colloca il rinvenimento di un sito antico sulla sommità dell’altura di monte Landro, oggetto di scavi regolari da parte della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria meridionale a partire dal 2011.
Quello che è stato messo in luce dopo quattro anni di scavo, condotti in collaborazione con il prof. Adriano Maggiani docente di Etruscologia e Archeologia Italica all’Università Ca’ Foscari di Venezia e i volontari del Gruppo Archeologico Turan di San Lorenzo Nuovo, è un tempio fondato dagli Etruschi nel V secolo, ma frequentato anche dai romani e in uso fino al III secolo d.C..
Il tempio si trova nel punto più elevato dei monti Volsini, su un terrazzo in parte costruito e delimitato da muri di grandi pietre di origine lavica, che racchiudono un’area sacra di m 29,90×47,65 (= 100×160 piedi). Dall’edificio rettangolare, collocato perfettamente al centro di quest’area, delle dimensioni di m 8,60×11,60 (= 30×40 piedi), si sono conservate soltanto le fondazioni di blocchi di tufo. Sul lato meridionale della struttura, dove la facciata del tempio si apriva sullo spettacolare panorama del lago, era situato un pozzo in conci lapidei rivestiti da intonaco. Al suo interno sono stati recuperati alcuni rocchi delle colonne del tempio, frammenti della decorazione coroplastica e la stessa ghiera del pozzo realizzata in pietra lavica.
L’accesso all’area sacra era situato sul lato ovest, dove è stata individuata un’ampia superficie lastricata; sui lati settentrionali e orientale si sviluppa invece un portico riccamente decorato con lastre di terracotta decorate a rilievo edipinte.
In parte all’interno e, soprattutto, all’esterno del muro orientale che forma il recinto è stata scaricata una grande quantità di materiale fittile risultante dalla distruzione dell’edificio, che sembra aver subito una radicale spoliazione degli elementi strutturali in antico, ma anche in età successive. Fra i materiali raccolti vi sono numerosi elementi che permettono di ricostruire la decorazione architettonica dell’edificio, caraterizzata dalla vivace policromia.
Si segnalano le tegole di gronda decorate con palmette e fiori di loto; l’antefissa a testa di satiro, della quale il restauro ha riportato alla luce tutta l’originale pittura, e alcuni frammenti di antefissa a testa femminile con berretto frigio e ampio nimbo. Tra le lastre di rivestimento, numerosi sono i frammenti con sequenze contrapposte di palmette e fiori di loto tra cui si inserivano teste di sileni calve con barba attorta e teste femminili. Tutti gli elementi, databili tra il tardo IV e gli inizi del III sec. a. C., trovano precisi confronti con quelli che decoravano i templi di Orvieto e, in particolare, con quello del Belvedere.
In una fase tarda, quando ormai l’area di culto non era più in uso, accanto a quello che era stato l’ingresso monumentale, fu realizzata una larga e profonda cisterna rettangolare scavata nella roccia, con le pareti rivestite di lastre di tufo ricoperte da cocciopesto, la cui funzione specifica non è stata ancora accertata.
Numerose sono state le scoperte di oggetti legati al culto, tra cui alcune basi di pietra per bronzetti, una figurina integra di devoto ammantato, ciotole e attingitoi miniaturistici.
Sono stati rinvenuti, infine, alcuni oggetti che potrebbero fornire qualche indizio circa la divinità alla quale il tempio era dedicato. I numerosi pesi da telaio rimandano a una divinità femminile, mentre la lancia ad una divinità guerriera. L’associazione di questi oggetti con tre piccole clave fittili, che evocano la presenza di Hercle, potrebbe suggerire un culto a Menerva, costante protettrice dell’eroe.
La presenza di un luogo di culto che si affaccia sul lago di Bolsena non è isolata nell’area, ma questo di Monte Landro rappresenta una novità per la rilevanza anche architettonica e per le numerosissime terrecotte dipinte rinvenute.
Se, allo stato attuale delle ricerche, è ancora difficile trovare una risposta sui motivi che hanno determinato la costruzione del tempio di età arcaica (V sec. a.C.) in un contesto territoriale così lontano dai centri maggiori, si deve ritenere probabile che la completa ristrutturazione decorativa del primo Ellenismo, abbia avuto un diretto collegamento con la fondazione della nuova Volsinii (Bolsena) sulle sponde orientali del lago.

Enrico Pellegrini
Sopraintendenza per i Beni Archeologici del Lazio e dell’Etruria meridionale

http://www.tusciatimes.eu/?p=86211